12/09/2009 - La Gazzetta del Sud - Alessandra Magliaro
Dalla moda al cinema, Tom Ford incanta con la sua love story gay
L'affascinante stilista, all'esordio come regista con "A single man", ha conquistato Venezia - E il belga Jaco Van Dormael presenta "Mr. Nobody", singolare fantasy-spaziale

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VENEZIA
Texano, affascinante, dichiaratamente omosessuale, il designer di moda Tom Ford, cui si deve la rinascita a metà anni '90 del marchio Gucci, non ha deluso le attese che c'erano intorno al suo film d'esordio nella regia, "A single man" – che ieri sera ha ottenuto dieci minuti di applausi e standing ovation – una storia romantica omosessuale tratta dall'omonimo libro di Christopher Isherwood (in Italia edito da Guanda).
Con Colin Firth, protagonista da Coppa Volpi, e Julianne Moore, Ford ha portato in concorso alla Mostra un film girato in appena cinque settimane, un ritratto della società americana degli anni '60, dall'angolazione di un professore universitario gay, perfetto (anche troppo) nella messa in scena e già molto maturo per essere una prima volta.
«Avrei voluto fare il cinema da un sacco di tempo. Il mondo della moda è così volatile, frivolo, crei abiti per una donna in passerella e poi passa tutto, con il cinema hai l'impressione che la tua arte duri per sempre e poi le cose della moda anche se artistiche sono commerciali, penso invece che il cinema sia un'espressione artistica pura e questo – dice Ford, completo scuro, camicia bianca, cravatta sottile nera e lo sguardo magnetico – mi sta molto a cuore».
Dopo gli studi di arte e architettura a New York, Ford come designer di moda ha rinnovato Gucci e Saint Laurent, anche grazie a collezioni di impatto e a campagne pubblicitarie sexy e provocanti. Dopo aver lasciato clamorosamente Gucci nel 2004, dopo 10 anni di successo, Tom Ford, che nel mondo della moda è considerato un guru e un re mida, ha fondato una casa di moda con il suo nome e una cinematografica, "Fade to black", che ha prodotto questo primo film.
«Avevo letto questo libro a 20 anni – aggiunge – e mi aveva colpito ma rileggendolo pensando di trarne un film l'ho capito meglio, lo sentito vicino, ho quasi l'età (46 anni ndr) del protagonista e come lui oggi do importanza alle piccole cose della vita».
"A single man" racconta l'elaborazione del lutto di un professore universitario di 52 anni, George Falconer (Colin Firth), che perde in un incidente d'auto l'amato compagno di vita. A sostenerlo c'è l'amica d'infanzia Charley (Julianne Moore), che spera invano fino all'ultimo di fare del prof gay il suo nuovo marito. La vita per il prof sembra non avere più senso, tutto gli ricorda quando con lui c'era Jim, così decide di preparare meticolosamente il suo suicidio. Toglie dall'armadio un bel vestito, prepara i gemelli per la camicia, scrive lettere per i suoi cari, ritira i soldi dalla cassetta di sicurezza in banca, ma l'incontro extrascolastico con un suo giovane studente (Nicholas Hoult) lo farà riconciliare con la vita.
Nonostante la tematica, a Tom Ford piacerebbe che "A single man" non fosse considerato un film gay, ma «una storia d'amore universale». Poi spiega: «Sono cresciuto negli anni '70 a New York e quando ho accettato la mia omosessualità non è stato traumatico né provocatorio vivere lunghe storie d'amore. Ma certo le problematiche ancora oggi non sono risolte: il sistema è antiquato, la legge approvata in California che blocca le unioni civili gay è disgustosa, e sarebbe il caso di cambiare le cose, ma il film non si concentra su questo».
Il film si è aggiudicato ieri il "Queer Lion", ovvero il premio al miglior film a tematica omosessuale della Mostra. La giuria lo ha assegnato all'unanimità «per la perfezione formale con cui viene raccontata la storia di un uomo che vive con dignità la perdita del proprio amore e perché ci ricorda l'urgenza di leggi che garantiscano la parità di diritti».
In concorso anche il film di Jaco Van Dormael, che forse ispirandosi anche ad un trauma personale (stava per essere strangolato dal suo stesso cordone ombelicale) ha portato a Venezia "Mr. Nobody" un film che racconta, tra l'altro, la singolare prenascita del protagonista: Nemo (Jared Leto). Un uomo condannato a vita a poter prevedere il suo futuro e anche, per gli stessi motivi, condannato ad essere unico mortale in un mondo di immortali. In una sorta di fantasy-spaziale che si svolge su diversi piani temporali, il regista belga racconta con molti flash back la vita di quest'uomo vissuto fino a 120 anni.
Nemo Nobody fino ad un certo punto conduce un'esistenza ordinaria al fianco della moglie Elise (Sarah Polley) e dei loro tre bambini, ma poi vede collassare il suo universo per svegliarsi nel 2092, vecchio e morente. La cosa però non sembra preoccuparlo più di tanto: quello che vuole sapere è se ha vissuto la vita giusta e con la donna giusta, visto che nel film scorrono per lui tante vite alternative (e ci sono anche la bella Diane Kruger e Linh-Dan Pham).

Tags: VENEZIA MOSTRA 2009 ; Single Man, A ; Alessandra Magliaro ; La Gazzetta del Sud ; Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia - Queer Lion Award 2009

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