17/04/2009 - La Stampa - MARGHERITA GIACOBINO
TORINO GLBT FILM FESTIVAL - PROTAGONISTI & SEZIONI - Dorothy Porter, quando la poesia diventa thriller
In rassegna un ricordo dell’autrice australiana recentemente scomparsa. Ribelle, moderna, aperta a temi universali e «forti»

Il festival «Da Sodoma a Hollywood» sceglie quest'anno di ricordare una figura letteraria importante e innovatrice, l'australiana Dorothy Porter, scomparsa nel dicembre scorso a soli cinquantaquattro anni. Ribelle a un ambiente poetico ristretto e chiuso e a una visione della poesia come riservata agli addetti ai lavori, Porter sceglie fin dall'inizio della sua carriera un linguaggio moderno, leggibile e avvincente. La scelta di dichiarare la sua omosessualità le consente di esprimersi liberamente, e le sue poesie affrontano una varietà di temi universali e forti: il bene e il male, il potere, la violenza, la pazzia. «La poesia - afferma Porter - non è didattica ma demonica. Va più in profondità della comune prosa. Mostra la nostra vulcanica vita interiore. C'è in essa qualcosa di moralmente pericoloso».
Tra la produzione di Porter vi sono ben cinque romanzi in versi, un genere che l'autrice reinventa a partire dai suoi più illustri precedenti, da Omero in avanti, passando per il melodramma e le canzoni pop. Alla letteratura «alta» e introspettiva preferisce quella di genere, perché ha ritmo, scatena gli eventi e coinvolge il lettore. Ecco allora la poesia prendere i toni della fantascienza, del romanzo storico, del thriller, come in «La Maschera di scimmia» (1994), che ha fatto conoscere Porter in tutto il mondo e da cui la regista Samantha Lang ha tratto l'omonimo film (2000). Protagonista di questo inedito e avvincente connubio tra poesia e suspense è Jill, una detective lesbica tosta e spericolata ma romantica, decisa a scoprire chi ha ucciso la giovanissima Mickey. Mentre indaga negli ambienti accademici e tra i poeti laureati, Jill incontra l'affascinante e ambigua Diana, un'intellettuale con cui intreccia una relazione arroventata. Mickey è stata violentata e strangolata, e le sue poesie, che ora ossessionano Jill, parlano di un uomo bello e crudele, di giochi sessuali violenti, di una storia in cui amore e sesso diventano potere e dominio. E Jill finisce per trovarsi coinvolta in una vicenda complicata e pericolosa, e rischia di fare la stessa fine di Mickey…
Il linguaggio di Porter è sensuale e crudo, raffinato e ironico, evocativo al massimo grado: i suoi versi sono visione e sensazione. E Jill non è solo la disillusa ma tenace paladina della giustizia, è una vera e propria estranea nel senso in cui Virginia Woolf definì l'estraneità delle donne alla società. Una diversa, non solo e non tanto per scelte sessuali ma per temperamento e presa di posizione. Sincera e quindi incapace di giocare secondo le regole del gioco; «In amore non ho stile - confessa -, il mio cuore è visibile come un culone in tuta rosa». Un giallo che è anche una potente denuncia della violenza implicita nei ruoli eterosessuali tradizionali con le loro dinamiche di potere e predominio, e della menzogna sociale che copre e dissimula le colpe dei più forti.
Oltre alla Maschera, il festival presenta «Eternity Man», film-opera girato per le vie di Sidney da Julian Temple su musiche di Jonathan Mills e libretto di Dorothy Porter: un inno d'amore alla città, in cui gli attori cantano dal vivo sullo sfondo di vicoli malfamati o di grandiose scogliere, tra pappagalli, grattacieli e immensi alberi tropicali. Porter è autrice anche di un altro libretto d'opera, e la musica è fondamento e ispirazione costante dei suoi versi.
Di Dorothy Porter l'editrice Fandango ha pubblicato tre titoli: «La maschera di scimmia», «Akhenaton» e «Che gran capolavoro».


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