A "The wrestler" di Darren Aronofsky il riconoscimento più importante. Il cinema italiano è stato premiato con la Coppa Volpi a Silvio Orlando per il film di Avati e con "Pranzo di Ferragosto" miglior opera prima Lamentandosi pubblicamente del regolamento della Mostra che impedisce di dare i tre premi maggiori a un film e anche a un suo interprete. «In alcuni di noi giurati ci sono cuori infelici, insoddisfatti», ha detto lo spettinato presidente con toni da melodramma. Tutto estasiato per aver appena ricevuto la coppa Volpi (più scatolone con, pare, orologio di marca), Silvio Orlando, anche lui ottimo attore sia pure in modo più domestico, meno folgorante, meno Incredibile Hulk, al momento non si è accorto della dichiarazione, secondo Wenders male interpretata dai cronisti cattivi che hanno subito pensato a una sconsacrazione dell´unico premio ottenuto dai film italiani in concorso. Wenders: «Non volevo sminuire Silvio, mi spiace, Pupi, del malinteso». È vero comunque che la guerriglia in giuria c´è stata attorno ai film italiani e se non fosse stata vinta dai sostenitori del protagonista di "Il papà di Giovanna" di Avati, si rischiavano sfracelli, perché se fai il gesto temerario di invitare in concorso ben quattro film italiani in un periodo di esaltazione cinepatriottica, e poi la critica straniera e soprattutto la giuria neppure li nota, sarebbero stati massimi dolori. Il fatto era che tra Valeria Golino e pareva pure Wim Wenders, sostenitori di una scelta diplomatica per non danneggiare la Mostra, e gli altri cinque giurati, meno accomodanti, non si trovava alcun accordo sui meriti dei nostri film in concorso, giudicati buoni, buonini o scarsini, e non di più. L´unica possibilità di evitare indignazioni generali, o che la Medusa (la casa produttrice berlusconiana) si mettesse sul piede di guerra con conseguenti interpellanze parlamentari e chissà cos´altro, gravava tutta, non su un nostro film, non su un nostro regista, ma solo sulle spalle mingherline del nostro eroe Orlando, il solo che la giuria era disposta a considerare meritevole, pur folgorata dalla spirale di morte in cui Rourke spegneva la sua vita torturata di protagonista e ridava vita e senso a quella di grande attore. Fortunatamente l´ha vinta la combattente Golino e Orlando si è preso la grossa coppa. L´ovazione con pubblico in piedi però, se l´era presa Mickey Rourke, che come non capita mai è salito sul palcoscenico col regista Darren Aronofsky vincitore del Leone d´oro per "The wrestler"; è stato lo stesso Wenders a sollecitare l´attore, dando alla sua interpretazione «che fa male al cuore» il merito del premio. Sino a quel momento la cerimonia era apparsa molto serata alle terme, con Rourke e il pubblico in piedi, si è sfiorato, finalmente, un po´ di passione cinefila. Un vero trionfo, in questa serata ambigua, l´ha comunque avuto davvero un film italiano, che il concorso non aveva voluto ed era stato presentato alla Settimana della Critica: lo ha premiato infatti la giuria dell´Opera Prima, presieduta dal giovane regista tunisino Kechiche, autore del venerato "Cous-cous". Di solito il Leone del futuro viene dato a un giovinetto quasi sempre asiatico o rumeno, questa volta se l´è preso un italiano sessantenne alla sua prima opera, quel Gianni Di Gregorio, che con le sue quattro interpreti ultraottantenni ha avuto il massimo successo di pubblico e di critica della Mostra. Kechiche quasi piangeva: «Questo è un film che ci ha sconvolto per la finezza di spirito, è stato per noi come un soffio di giovinezza, ci ha affascinato con il suo sguardo pieno di tenerezza e amore sulle piccole cose importanti della vita». In confronto con questi titanici e sudati risultati, paiono meno eccitanti il premio alla migliore attrice che, come temuto, è andato a Dominique Blanc, protagonista assoluta, non si vede che lei, del tipico film francese che più francese non si può, "L´autre", di Bernard e Trividic, in cui bionda, spettinata e melensa, lascia per gelosia il bell´amante nero impaurito («solo io so come eccitarti») e va a caccia della rivale sconosciuta, prendendosi a martellate in testa per tenersi su. Anche il Leone d´argento, più l´Osella per la fotografia al russo Aleksey German Jr., 32 anni, ("Paper soldier") e il premio speciale della giuria più l´Osella per la sceneggiatura all´etiope trapiantato in Usa Haile Gerima, 62 anni ("Teza") confermano il trend toccaferro dei film in concorso ma anche no, della 65ª Mostra e l´impossibilità della giuria di trovare qualcosa di più consolante in tempi in cui ovunque e soprattutto in Italia si annunciano calamità innaturali di ogni tipo.
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Il regista tedesco: "Il regolamento dovrebbe cambiare, mai più giurato" "Peccato non dare due premi allo stesso film" ma poi il presidente si scusa con Avati LAURA PUTTI
VENEZIA - Con una cerimonia lontana da ogni glamour e con un solo «thank you mum» (l´esordiente Jennifer Lawrence) si è conclusa la 65ª edizione della Mostra. La più elegante era la madrina Ksenia Rappoport, il meno elegante Wim Wenders, presidente della Giuria, vestito come un appuntato dei carabinieri. E, più o meno consapevolmente, Wenders è stato anche l´autore della gaffe che ha forse mandato di traverso la Coppa Volpi a Silvio Orlando. «Il regolamento dovrebbe cambiare» ha proposto il regista tedesco a Müller. Anche se poi Wenders si è affrettato a dichiarare: «Quello che ho detto vuol dire che premiando un attore non si può premiare il regista, mi dispiace Pupi...». Un momento prima il Leone d´Oro aveva avuto due protagonisti al prezzo di uno: Mickey Rourke e il regista Darren Aronofsky. Tradotto, poteva suonare: avremmo voluto premiare due volte The wrestler, ma non abbiamo potuto. Al termine della premiazione il regista tedesco ha confessato: «Non accetterò mai più di essere in una giuria per il resto della mia vita». La più complimentata è stata la giurata Valeria Golino in abito metallizzato. Il più intenso è stato il regista etiope Haile Gerima, premiato due volte per il suo Teza. La seconda volta che è salito sul palco ha ringraziato il suo cameraman italiano Mario Masini: «Ci pensate, un italiano e un etiope che raccontano la storia del mio paese». Emozionatissimi Silvio Orlando («La fortuna nella vita è incontrare le persone giuste, quelle che vogliono bene alle altre persone») che ha dedicato il premio a Pupi Avati con un sentito, ma ambiguo «che ci guardi dall´alto dei cieli»; e Gianni Di Gregorio, vincitore per l´opera prima, con Pranzo di Ferragosto che si è definito «esordiente stagionato». Al cielo («Poter creare è un regalo del cielo»), e parlando in italiano, si è rivolto anche Werner Schroeter, al quale Wenders ha voluto assegnare un Leone Speciale della Giuria. E al cielo deve avere anche guardato il redivivo, il pugile Mickey Rourke (che ha Gesù tatuato sulla schiena), il cui volto è stata l´immagine più commovente, vera e drammatica di questa cerimonia di chiusura. Wenders ha definito il suo wrestler una performance da spezzare il cuore. Vestito come un mafioso - completo grigio, cravattona rosa a pois bianchi e colletto molto fuori dai revers - Rourke ha detto che «dopo Michael Cimino, Aronofsky è il regista più tosto con il quale ho lavorato. E vorrei anche ringraziare la Giuria per aver preso la giusta decisione».
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La Coppa Volpi : "Chiedo scusa a Avati per averlo ringraziato dall´alto dei cieli" Orlando: "Macché polemiche È un momento meraviglioso" Valeria Golino: "Ci sono stati litigi e scaramucce ma non sul premio a Silvio" Haile Gerima ai produttori italiani: "Perché ignorate noi artisti etiopi?" MARIA PIA FUSCO
VENEZIA - «Grazie Valeria, ho capito perché ho vinto io: hai sedotto tutti i giurati, non c´è altra spiegazione», e Silvio Orlando nell´incontro stampa dopo la cerimonia travolge in un abbraccio Valeria Golino, la giurata italiana. È così felice e stordito che non ricorda granché di quello che ha detto sul palco. «Mi ero preparato un discorsetto molto articolato, anche bello, in cui ripercorrevo la mia carriera cominciando da Salvatores, Moretti, Luchetti, poi stavo scendendo giù fino a Pupi Avati, mi è sembrato brutto e ho cambiato in salendo. Salendo sono arrivato fino all´alto dei cieli. Ho fatto un casino, Pupi perdonami». Nel «casino» non aveva neanche sentito la raccomandazione di Wenders di cambiare il regolamento della Mostra, interpretato negativamente proprio nei confronti del premio ad Orlando e già rovesciato dallo stesso Wenders, che comunque ribadisce: «Non dirò mai le cose su cui abbiamo litigato, ma posso parlare di quelle su cui eravamo tutti d´accordo, il premio alla fantastica interpretazione di Silvio Orlando. Mi dispiace, Pupi, nel gioco degli scacchi di una giuria anche un presidente può uscire sconfitto». Nelle scelte di una giuria che ha premiato soprattutto storie di perdenti, il premio a Silvio Orlando che dei perdenti è straordinario interprete, era nelle previsioni, ma l´unico ad avere certezze era Pupi Avati. «Con "Il papà di Giovanna" vincerai molti premi mi aveva detto Pupi offrendomi il ruolo. Michele è un perdente, certo, che si taglia fuori dalla vita per restare con la figlia, ma forse, alla fine, proprio con l´affetto e i consigli di Giovanna, c´è la speranza che rimetta insieme i pezzi del suo cervello e trovi una forma di normalità possibile», dice Orlando. E poiché è un momento «italiano» conclude con una specie di appello: «Questo è stato un anno importante per i nostri film, ma sono trent´anni che assisto al dibattito il cinema italiano è vivo, il cinema italiano è morto. L´enfasi sui cicli non fa bene al cinema, ci vorrebbe un po´ più di rispetto anche quando le cose non vanno bene». Valeria Golino approva e approfitta dell´occasione per ricordare che anche lei ha vinto anni fa una Coppa Volpi «ma all´epoca la Mostra era povera e ho avuto solo una targhetta con scritto Coppa Volpi. Non potrei avere una vera coppa, magari una coppetta?», scherza. Più seriamente conferma le voci delle liti che hanno vivacizzato le riunioni di giuria. Lei e Wenders da una parte, Johnny To e Lucrecia Martel da un´altra, John Landis per conto suo. «Ci siamo conosciuti, siamo stati bene insieme, ma se vuoi fare seriamente una giuria e sentire la responsabilità delle decisioni si può anche non dormire la notte, come dice Wenders», dice la Golino. A rappresentare l´Italia dei premiati c´è anche Gianni Di Gregorio, esaltato da Abdellatif Kechiche, presidente della giuria per il premio De Laurentiis, che lo accompagna in sala stampa e definisce "Pranzo di Ferragosto" «un colpo di fulmine, non si può spiegare perché è piaciuto a tutti: non si spiega un innamoramento». Per Di Gregorio, esordiente «anziano», emozionato come un ragazzino, «questo è l´anno più felice della mia vita. Prima il successo di "Gomorra", di cui ho scritto la sceneggiatura, adesso questo premio. Mi dispiace solo di non essere riuscito a parlare con Matteo Garrone che ha prodotto il film. Sta in America e mi confondo con le ore». La nota amara arriva da Haile Gerima, regista etiope di Teza che ricorda «i rapporti tra l´Italia e il mio paese, dove c´è ancora il monte Mussolini. Ho avuto finanziamenti per il mio cinema da vari paesi europei, mai dall´Italia. Forse questo premio cambierà le cose, mio padre ha combattuto contro gli italiani, sarebbe giusto raccontare la storia dalle due parti». La nota tenera da Mickey Rourke, che dedica il premio alla sua cagnolina: «Ha 17 anni e due mesi fa è stata operata al cuore. Non la lascio mai, voglio trascorrere con lei più tempo possibile».
Ecco la norma incriminata LA REGOLA alla quale ha fatto riferimento il presidente della Giuria Wim Wenders per spiegare la ragione per cui, non potendo abbinare i tre premi principali agli altri, «si inizia a votare a scacchi», si trova nella sesta sezione del regolamento ufficiale del Festival, quella sui Premi e le giurie. Testualmente, nella norma c´è scritto che: «Ai film premiati con il Leone d´Oro, il Leone d´Argento o il Premio Speciale della Giuria non potrà essere assegnata la Coppa Volpi (maschile e femminile) né il Premio Mastroianni, ma eventualmente solo una delle due Oselle».
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